Annalisa Cassarino

Gli studi di genere, nati a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, hanno avuto negli ultimi tempi una risonanza mediatica non indifferente.

Ciò è dovuto, in primo luogo, al fatto che tali studi sono stati spesso associaci alla Teoria gender. Questa, pur essendo priva di fondamenta scientifiche, reputa gli studi di genere responsabili di una possibile distruzione della “famiglia tradizionale”, e di un indottrinamento che inevitabilmente guida le giovani menti verso l’omosessualità.

Risulta pertanto necessario comprendere che cosa si intenda per genere e studi di genere ma, soprattutto, bisogna inquadrare in modo corretto i protagonisti di tale ambito di studi.

La costruzione e ricostruzione dell’identità di genere, diversa da quella biologica, è un processo indissolubilmente ancorato alla società alla quale si appartiene.

L’identità di genere, ovvero la percezione che ognuno ha di sé, qualora coincida con il sesso biologico che si possiede, risulta essere strettamente legata al ruolo di genere. Per ruolo di genere si intende, infatti, quella costruzione che la società realizza attorno a un essere maschile o femminile.

La questione nasce nel momento in cui si pretende di associare a un determinato sesso biologico delle precise caratteristiche comportamentali e caratteriali.

È questo un processo, inconsapevole, che si realizza ogni qual volta una persona si inserisce all’interno di un contesto sociale e inizia ad assorbire stereotipi di genere. Quest’ultimi determineranno la costrizione delle personalità all’interno di categorie sempre uguali a loro stesse.

Nel presente lavoro si è tentato di individuare la fase di insorgenza degli stereotipi di genere, e quindi la fascia di età in cui si recidono i rapporti con parte della propria individualità, per varcare le soglie delle suddette gabbie culturali (gli stereotipi).

La ricerca è stata compiuta su un campione di classi della scuola primaria e dell’infanzia di Roma, attraverso la somministrazione di un test strutturato in più parti: una narrazione, esercizi-giochi e un momento di riflessione condivisa. I risultati ottenuti hanno dimostrato che lo stereotipo di genere è già presente nei bambini e nelle bambine di età compresa tra i tre e i cinque anni, per poi rinforzarsi e acquisire vigore negli anni successivi.

 

 

Profilo

Annalisa Cassarino, nata a Siracusa nel 1990, da qualche anno vive a Roma.
Spinta dai suoi interessi per le questioni di genere, ha svolto uno studio sperimentale culminato nella tesi magistrale in Letteratura italiana, filologia moderna e linguistica dal titolo “Il genere (in)visibile: riflessioni sul e dal libro di testo per la scuola primaria”.
Nel 2017 ha inoltre preso parte ad alcune conferenze con interventi che vertono intorno agli studi di genere. Si ricorda la ricerca dal titolo “Che genere di sport? La prospettiva delle scienze del linguaggio” esposta presso l’Università di Napoli Federico II; la ricerca “In sincronia con la parità” presentata presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Per L’Associazione Toponomastica Femminile ha dato vita alla ricostruzione della vita di una donna di casa Medici, Leonora Álvarez de Toledo y Colonna.

Nel 2016 ha pubblicato un saggio intitolato Giornalismo e Storytelling all’interno del testo Saggi di giornalismo transmediale, a cura di Daniele Silvi, in cui analizza la maniera di fare giornalismo attraverso la tecnica dello storytelling.

Si è interessata anche ad altre realtà linguistiche, come quella della Lingua dei segni italiana, conseguendo il primo e il secondo livello LIS. Di recente ha iniziato a condurre, per la web radio Radio Libera Tutti la rubrica antisessista Degeneriamo.

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